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Green Dog India Pale Ale

 
Debutto sul blog per i Green Dog con sede a Lugagnano d’Arda, Piacenza. Un birrificio agricolo (quindici ettari di terra coltivati ad orzo) di recente apertura sulla cui storia si trovano davvero poche informazioni in rete: il sito internet non è ancora operativo e bisogna accontentarsi della pagina Facebook che tuttavia si limita a  pubblicizzare le birre e gli eventi al quale il birrificio prende parte.  A voi decidere se la scarsa presenza “virtuale” sia un pregio che l’accomuna a tanti birrifici belgi o se sia una lacuna imperdonabile nel 2017. 
Sono comunque già cinque le birre disponibili in bottiglia:  una IPA chiamata Parkour, la Golden Ale Crew, l’American Pale Ale Summer Sea Beach, l’affumicata Raus e la Mavaiss, ovviamente una Hefeweizen; disponibili (credo) solo in fusto ci sono anche una California Common ed una Green Pils che (ahimè) è effettivamente di colore verde.   
Sin da subito il birrificio ha deciso di indirizzare le birre anche verso la grande distribuzione: in alcuni supermercati dell’Emilia Romagna si trovano infatti tre referenze con etichette, formati (50 cl. anziché 33 e 75) e nomi diversi da quelli utilizzati abitualmente: India Pale Ale, American Pale Ale e Golden Ale.

La birra.

La ricetta di questa India Pale Ale prevede malti Pale Ale, Crystal e ben sette luppoli utilizzati anche per un importante dry-hopping: Motueka, Galaxy, Citra, Mosaic, Sorachi Ace, Galena e Chinook. Il suo colore è tra il dorato e l’oro antico ed è sormontato da una generosa testa di schiuma biancastra, cremosa e compatta, dalla buona persistenza. L’aroma anche se non particolarmente fragrante ed intenso è comunque abbastanza pulito: pompelmo, arancia e pesca sono in primo piano e anche i malti, con profumi leggermente caramellati e biscottati, danno il loro contributo. 
C’è anche un tocco di resina in sottofondo. Al palato è morbida e gradevole, con poche bollicine ed una facilità di bevuta appropriata alla gradazione alcolica (5.3%). Il gusto prosegue il percorso olfattivo senza fare grosse deviazioni:  biscotto e caramello supportano senza manie di protagonismo la luppolatura, c’è più marmellata che frutta fresca con un finale di moderata intensità nel quale convivono note vegetali, terrose e di tè verde.  Una IPA “tranquilla” che non disegna parabole estreme puntando alla facilità di fruizione: la fragranza non è di certo la sua caratteristica principale nonostante il lotto di produzione sembri indicare febbraio 2017. Siamo intorno ai 10 euro al litro, un rapporto qualità prezzo  accettabile per una birra che non ha difetti ma che non fa neppure molto per distinguersi da altre cento IPA italiane. Ad un palato allenato e navigato risulterà un po’ anonima, per chi invece è ai primi passi nel mondo della cosiddetta “birra artigianale” direi che può rappresentare una soddisfacente continuazione del percorso.

Formato: 50 cl., alc. 5.3%, IBU 36, Lotto 140217, scad. 30/09/2018, prezzo indicativo 5.00 Euro (supermercato)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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