140 views 0 comments

Dry & Bitter Disobedience

 
A poche settimane di distanza torno a parlare del birrificio danese Dry & Bitter: le IPA vanno bevute fresche e dunque non è il caso di lasciar passare il tempo.  Tecnicamente anche Dry & Bitter sarebbe una beerfirm, visto che produce sugli impianti della Ølkollektivet: ma siccome i proprietari del birrificio sono gli stessi della beerfirm (nonché del Fermentoren, pub con 24 spine dedicate al craft a Copenhagen) direi che in questo caso si può anche chiudere un occhio e considerare Dry & Bitter un birrificio che ha debuttato nella primavera del 2015  Avevo cercato di riassumere la complicata storia in questa occasione.  Cinquanta birre realizzate nel primo anno di vita, al solito ritmo frenetico che soddisfa la ricerca di novità dei beer-raters. A queste se ne aggiungono altre sei prodotte nel 2017: l’American Pale Ale Body Pillow, le IPA Fat & Fruity e Disobedience, la sour Pale Blue Dot e le collaborazioni con i birrifici Cloudwater (UK) e Beer Garage (Spagna). 
La IPA chiamata Disobedience è una delle prime novità 2017 commercializzate da Dry & Bitter: debutta infatti a gennaio nel corso di un evento benefico che si tiene proprio al Fermentoren di Copenhagen. Il ricavato dalle vendite di un fusto di Disobedience ed un fusto di  45th APA di Brewski viene infatti donato alle organizzazioni danesi Reden e  Mændenes Hjem; la prima aiuta le donne vittime di abusi e del racket della prostituzione, mentre la seconda tende la propria mano agli uomini emarginati, senzatetto e tossicodipendenti. Molto bella l’etichetta di una birra che tuttavia ricorda molto da vicino la Fat & Fruity bevuta qualche settimana fa: avena e frumento per creare un mouthfeel cremoso, gradazione alcolica quasi identica e generosa luppolatura a basa di  Ekuanot, Citra e Simcoe, quest’ultimo a sostituire il Mosaic. 
La birra.
Il suo colore è un intenso dorato con una compatta e cremosa testa di schiuma bianca dalla buona persistenza: bottiglia dello scorso marzo e aroma che si mantiene ancora abbastanza fresco. La fragranza della frutta tropicale (ananas e mango), del melone retato, dell’arancia e della pesca nettarina vengono tuttavia un po’ “sporcate” da qualche accenno di cipolla: l’intensità complessiva è buona mentre l’eleganza lascia un po’ a desiderare. Abbastanza morbida al palato, scorre bene con una carbonazione contenuta ed un gusto che riprende la frutta dell’aroma sostenuta da un tocco biscottato: dal tropicale si passa al delicato amaro del pompelmo, rapido preambolo ad un finale tutto giocato sulla resina, intensa e “pepata”, che tuttavia gratta un po’ in gola.  L’intensità dei sapori è notevole, il gusto mostra già qualche leggero cedimento dovuto la trascorrere del tempo contribuendo a deteriorare un po’ l’eleganza di una birra comunque buona e gradevole ma non all’altezza della  sorella Fat & Fruity.

Formato: 33 cl., alc. 6&, lotto 03/03/2017, scad. 03/03/2018, prezzo indicativo 4.50 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Be the first to comment!
 
Leave a reply »

 

You must log in to post a comment