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Dry & Bitter Fat & Fruity

 
Fino a qualche tempo fa la Danimarca della craft beer era principalmente la terra delle beerfirm: Mikkeller e To Øl e Beer Here (ed Evil Twin, prima del trasferimento negli Stati Uniti) hanno per anni dominato una scena che vedeva attivi un centinaio di microbirrifici principalmente dediti a seguire la tradizione tedesca e le basse fermentazioni. Le uniche eccezioni erano rappresentate da Hornbeer, Fanø e soprattutto Amager: è allora bello veder spuntare della facce nuove, sopratutto se associate a prodotti qualitativamente validi. Tra questi devo citare i birrifici Alefarm e Dry & Bitter, quest’ultimo già incontrato in questa occasione.
Tecnicamente anche Dry & Bitter sarebbe una beerfirm, visto che produce sugli impianti della Ølkollektivet: ma siccome i proprietari del birrificio sono gli stessi della beerfirm (nonché del Fermentoren, pub con 24 spine dedicate al craft a Copenhagen) direi che in questo caso si può anche chiudere un occhio e considerare Dry & Bitter un birrificio che ha debuttato nella primavera del 2015. Cinquanta birre realizzate nel primo anno di vita, al solito ritmo frenetico che soddisfa la ricerca di novità dei beer-raters. A queste se ne aggiungono altre sei prodotte nel 2017: l’American Pale Ale Body Pillow, le IPA Fat & Fruity e Disobedience, la sour Pale Blue Dot e le collaborazioni con i birrifici Cloudwater (UK) e Beer Garage (Spagna).
La birra.
La IPA Fat & Fruity viene presentata lo scorso marzo come la sorella “più leggera” di un’altra IPA chiamata Dank & Juicy: sono stati utilizzati avena e frumento per dare una sensazione palatale più cremosa e morbida. I luppoli che scendono in campo sono Mosaic, Simcoe, Eukanot e Citra.
Il suo colore velato è dorato, sormontato da una cremosa e compatta testa di schiuma bianca dall’ottima persistenza. Il naso evidenzia fragranza, pulizia e quella freschezza derivante dalla messa in bottiglia avvenuta poco più di un mese fa; ananas, litchi e mango, cedro e lime, un tocco dank in sottofondo. La sensazione palatale è davvero ottima: l’avena la rende morbida, quasi cremosa, la scorrevolezza non è mai intralciata, le bollicine sono in quantità giusta. I malti (pane e miele) non reclamano un ruolo da protagonisti ma svolgono solamente la funzione di supportare una luppolatura che apporta inizialmente un bel fruttato tropicale (ananas e mango) per poi evolvere in un finale amaro che passa dal pompelmo alla resina. Molto pulita e caratterizzata da un buon livello di eleganza, la Fat & Fruity è una IPA che non regala molte emozioni ma che è sicuramente ben fatta. Secca, fruttata e succosa con criterio, ovvero senza avvicinarsi agli estremi del succo di frutta, regala una bella bevuta ricca di soddisfazioni. Se amate le IPA italiane di Hammer, vi sentirete abbastanza a vostro agio anche nello stappare questa di Dry & Bitter.

Formato: 33 cl., alc. 6.2%, imbott. 16/03/2017, scad. 16/03/2018, prezzo indicativo 4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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