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Bzart Session Triple 2013

 
Le cosiddette Bières Brut (sarebbero “birre-champagne”, ma fate molta attenzione ad utilizzare la seconda parola in ambito commerciale) non sono di certo una novità in Belgio, basti pensare alla Deus di Bosteels o alle Mahleur, tanto per citare le più famose: e se applicassimo il  metodo  “Classique/Traditionnelle/Champenoise” al lambic? E’ l’idea che è venuta a Gert Christiaens, colui che ha salvato Oud Beersel (uno degli ultimi produttori di lambic ancora in attività)  dall’estinzione rilevandolo nel 2007; una storia un po’ romantica, quella di un appassionato bevitore che non poteva tollerare di veder scomparire la propria amata bevanda, che vi avevo riassunto in questa occasione.  
Il romanticismo è bello ma non sempre coincide con il fatturato: per Oud Beersel, rinato solamente come assemblatore del lambic prodotto da Frank Boon, si trattava di trovare rapidamente il modo di far tornare i conti e iniziare a guardare al futuro con più ottimismo. La Bersalis Tripel permise nel 2005 di racimolare i fondi necessari per ripartire ed ampliare la capacità del magazzino dove mettere nuove vasche e botti necessarie per la fermentazione, la maturazione e l’assemblaggio finale del lambic; l’isteria per il lambic proveniente soprattutto dagli Stati Uniti è sicuramente un fattore che potrà aiutare il fatturato di Oud Beersel, anche se per il momento il nome non ha ancora l’appeal di Cantillon o 3 Fonteinen. E fortunatamente (per il portafoglio). 
Gert Christiaens ha pensato alla continuità della tradizione ma anche all’innovazione. Nel 2011 ha lanciato sul mercato il marchio Bzart, in collaborazione con Luc Dirkx, appassionato “attivista” olandese di vini e di birre; è lui a mettere in contatto Christiaens con l’amico Guy Geunis, proprietario di uno dei più antichi vigneti olandesi a Borgloon, nella regione del Limburgo. Geunis è noto alle cronache per avere commercializzato per molti anni i suoi vini frizzanti con il nome Champinnot, salvo poi essere costretto a cambiarlo in  Optimbulles in seguito alle minacce legali del CIVC – Comité Interprofessionnel du vin de Champagne
Il lambic, dopo essere stato invecchiato per circa un anno nelle botti della cantina di Oud Beersel, viene imbottigliato seguendo il metodo classico, ossia viene ossia aggiunto il liqueur de tirage, che contiene gli zuccheri ed i lieviti da champagne necessari alla rifermentazione in bottiglia. A questo punto le bottiglie riposano per circa nove mesi sulle pupitres (supporti di legno con fori dove sistemare le bottiglie a testa in giù) e vengono periodicamente girate a mano (remouage) per favorire l’amalgama di zuccheri e lieviti  e far depositare le fecce del lievito verso il tappo,  che vengono poi eliminate con il degorgement, ovvero la “sboccatura” che viene effettuata da Guy Geunis a Borgloon. Contrariamento a quello che avviene per lo champagne, Oud Beersel dichiara che per le Bzart non viene però effettuato il rabboccamento  con il liqueur d’expedition.   
Le prime 1300 bottiglie di Bzart Lambiek vanno rapidamente esaurite nonostante il prezzo elevato e convincono Christiaens a proseguire nel progetto che ben presto s’arricchisce con Bzart Kriekenlambiek (alle ciliegie), Bzart Oude Geuze e Oude Kriek, Bzart Session Triple e Bzart Triple Forte, Bzart Geuze e Kriek Cuvée.

La birra.

Non ho trovato molte informazioni su questa bottiglia di Bzart Session Triple, se non che la base di partenza è la Bersalis Kadet, ovvero una Belgian Ale che vorrebbe replicare la stessa intensità di sapori di una Tripel a fronte di una gradazione alcolica del 4.5%. La birra sarebbe poi sottoposta alla rifermentazione in bottiglia con liqueur de tirage  per un periodo di circa un anno nel corso del quale viene effettuato il remouage e che termina con il degorgement. A dirla così sembrerebbe una classica Belgian Ale riferimentata in bottiglia con lieviti da champagne, ma l’assaggio mostra l’inconfutabile presenza di lieviti selvaggi; da nessuna parte ho tuttavia trovato informazioni su un eventuale invecchiamento della birra in botti di legno prima dell’imbottigliamento, e neppure su di un eventuale blend con del lambic al momento dell’imbottigliamento. 
Detto questo, l’etichetta della Bzart Session Triple indica una messa in bottiglia avvenuta nell’ottobre 2013 e un degorgement del novembre 2014; solamente cinquecento gli esemplari prodotti. All’aspetto è di un bel colore dorato, leggermente velato e sormontato da un’esuberante schiuma pannosa che obbliga ad una lunga attesa prima di potere comporre un bicchiere di birra; nel frattempo bisogna attrezzarsi per tappare la bottiglia dalla quale continua ad uscire la schiuma, lenta ma copiosa. Terminata l’operazione, ci si può concentrare sull’aroma, piuttosto complesso ed interessante: ai classici “profumi” del lambic (lattico, sudore, carte da gioco vecchie, pelle di salame etc etc.) si affiancano note floreali, scorza di limone, uva acerba e, in sottofondo, un gradevolissimo velo di dolce di ananas e pesca. Nessuna sorpresa al palato, dove il mouthfeel è quello perfetto per una bière brut: corpo medio, vivaci bollicine, scorrevolezza e secchezza esemplari. La bevuta ricompone minuziosamente il puzzle aromatico: lattica, aspra di frutta acerba (uva, ribes, limone) e funky con un velo dolce a richiamare la frutta a pasta gialla. Alcool impercettibile, grande seccchezza e chiusura di mandorla amara, scorza di limone e lattico a ripulire perfettamente il palato. 
Buona complessità e grande facilità di bevuta per una birra acida indubbiamente di grande livello che ricorda effettivamente i vini spumati pas dosé o dosaggio zero e che si beve con grande soddisfazione. Impossibile però non parlare dei prezzi di tutta la linea Bzart, della quale la Session Triple credo rappresenti l’alternativa più economica; a seconda di dove le acquistate le Bzart oscillano tra i 15 ed i 35 euro a bottiglia, e a questi prezzi si riesce ad acquistare già dello champagne di qualità. Non ha forse molto senso confrontare birra e champagne, ma il contesto lo impone: a voi la scelta se orientarvi verso un’ottima birra il cui lungo processo produttivo non giustifica comunque del tutto il prezzo del biglietto.

Formato: 75 cl., alc. 6.3%, imbott. 11/2014, scad. 11/2020, pagata 14,75 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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