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Anchorage Rondy Brew Saison

 
Anchorage Brewing Co. viene fondata a giugno 2011 nell’omonima città dell’Alaska da Gabe Fletcher. Dopo tredici anni passati a lavorare per la Midnight Sun Brewing Company, prima sulla linea d’imbottigliamento e poi come birraio, Fletcher decide di mettersi in proprio e di lavorare su quella che è la sua vera passione: le birre acide e a fermentazione spontanea, l’utilizzo di lieviti selvaggi: “ero stanco di realizzare sempre le solite birre, stare dietro alle scadenze imposte dai distributori e riuscire a fare solo una volta ogni tanto un invecchiamento in botte. Voglio fare solo birre fermentate nel legno, produrle una o due volte l’anno, che saranno pronte quando è ora e non quando lo chiede il distributore”. 
In assenza d’impianto produttivo, Fletcher affitta uno spazio di circa 300 metri quadri all’interno del Snow Goose Restaurant and Sleeping Lady Brewing Co; il mosto viene prodotto al piano di sopra, dove si trova l’impianto, e poi trasferito attraverso tubazioni direttamente al piano di sotto dove Fletcher ha posizionato 250 botti, due foudres da 70 litri, due tank in acciaio, una linea d’imbottigliamento e la cella frigorifero. Legno di rovere francese, soprattutto, “perché secondo il mio gusto quello americano tende ad essere troppo potente e a risaltare troppo nella birra”. 
Anchorage parte come una sorta di beerfirm che fermenta il mosto in foudres di legno con diversi ceppi di lievito belga e poi effettua una rifermentazione in botte aggiungendo brettanomiceti: tre mesi, sei mesi, un anno.. ogni diversa birra ha il suo tempo necessario. Jeremiah Boone di Midnight Sun lo viene ad aiutare nel primo anno d’attività, ma poi Fletcher fa quasi tutto da solo, dalla produzione del mosto all’imbottigliamento: la parte commerciale è facilitata dall’arrivo del distributore americano Shelton Brothers, che si offre di acquistare quasi tutta la sua produzione.  Manco a dirlo, nell’anno successivo al debutto (2012) il popolo di Ratebeer lo annovera già tra i cinque migliori nuovi birrifici al mondo. Senza fretta Fletcher lavora in parallelo alla costruzione del proprio birrificio, poi inaugurato nella primavera del 2014; la nuova location all’incrocio tra la 148 W e la 91st Avenue dispone di 750 metri quadri ed una suggestiva tasting room che è praticamente posizionata in mezzo ai grandi foeders. Chi ha visitato il birrificio afferma che nell’edificio c’è sicuramente più legno che acciaio; non c’è cucina ad accompagnare le birre, ma potete portarvi il cibo da fuori.  Sulle pareti, il motto scelto da Fletcher: “Where brewing is an art, and Brettanomyces is king
Una cinquantina le birre prodotte da Anchorage in sei anni di attività, una gamma che negli ultimi anni si è svincolata dal “purismo” delle fermentazioni in legno e dall’uso dei lieviti selvaggi per realizzare anche qualche IPA / Double IPA; diverse anche le collaborazioni, realizzata soprattutto con Hill Farmstead (qui ne avevo assaggiata una) e Jolly Pumpkin. All’appello poteva mancare Mikkeller? Certo che no, e infatti sul blog è passata anche la Invasion Farmhouse IPA.
La birra.
Dal 1935 ad Anchorage si tiene ogni anno il Fur Rendezvous, comunemente chiamato “Fur Rondy”: un festival di tre giorni che ospita attività sportive, eventi e divertimento per tutte le età, inclusa una spettacolare fiaccolata. L’edizione 2017 inizierà nel prossimo fine settimana. Nel 2012 l’Anchorage Brewing Company realizza una birra appositamente per la manifestazione chiamandola Rondy Brew: una saison luppolata con East Kent Goldings, anche in dry-hopping, e rifermentata in bottiglia con brettanomiceti. Da allora Gabe Fletcher accompagna ogni edizione del festival con una diversa versione della Rondy Brew, solitamente una Saison o una IPA, nella quale i brettanomiceti sono ovviamente sempre protagonisti.
Nel bicchiere Rondy Brew che viene catalogata dai siti di beer-rating come edizione 2016, ovvero dedicata al Fur Rendezvous che si è tenuto nel febbraio di quell’anno: la bottiglia reca tuttavia la data “febbraio 2015, batch 5”. Al di là delle discrepanze temporali, si tratta di una Saison prodotta con luppolo Motueka, fermentato in foudres di rovere francese con lievito saison e brettanomiceti, maturata in botti di rovere con ibisco e dry-hopping di Motueka.
Il suo colore è dorato con sfumature rosa che richiamano il fiore dell’ibisco: la scomposta schiuma biancastra è generosa ed ha una buona persistenza. Ad un paio d’anni dalla messa in bottiglia i brettanomiceti dominano l’aroma: note lattiche, di limone e mela acerba, sudore, pelle di salame, legno e cantina, polvere. La componente funky è ingentilita da profumi floreali, di pompelmo rosa (metteteci sopra un po’ di zucchero), frutta tropicale. Ruspante e vivace al palato, come un saison dovrebbe sempre essere, scorre con grande facilità ed un’elevata carbonazione. Le note lattiche e quelle aspre del limone entrano subito in gioco ben supportate da un tappeto dolce che richiama la polpa dell’arancia, il melone, forse il litchi. In sottofondo troviamo pompelmo rosa, scorza d’arancia, note legnose e qualche leggero spunto acetico che tuttavia non disturba assolutamente la bevuta. Birra secchissima, estremamente dissetante e rinfrescante, chiude con un amaro di buona intensità nel quale si alternano note terrose, lattiche e di scorza d’agrumi. 
Saison molto pulita, complessa ma facile da bere, con un equilibrio molto ben riuscito tra la parte rustica/funky ed un elegante carattere fruttato: livello piuttosto alto, prezzo che si adegua ma l’acquisto non lascia rimpianti. Molto, molto bene. 
Formato: 75 cl., alc. 6%, IBU 30, lotto 5, febbraio 2015, prezzo indicativo 18.00-20.00 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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